p 463 .

  10 . L'originalit della rivoluzione americana.
  
  Da:   D.   J.   Boorstin,  The  Genius  of  American  Politics,   in
N. Matteucci, La rivoluzione americana, Zanichelli, Bologna, 1968.
     
         Una  delle questioni storiografiche pi dibattute a proposito
         della   rivoluzione  americana    quella  relativa  al   suo
         rapporto  con  gli ideali di libert e di uguaglianza  propri
         della  cultura illuministica europea: secondo alcuni studiosi
         esistono    chiari    legami,   altri    invece    sostengono
         l'originalit della lotta degli americani per la  liberazione
         dal  dominio coloniale inglese. Di questo parere  lo storico
         statunitense Daniel J. Boorstin, il quale  convinto che  "il
         principale   oggetto  in  contestazione   nella   Rivoluzione
         americana  fosse  la  natura della  costituzione  dell'Impero
         inglese, cio qualcosa di squisitamente giuridico": i  coloni
         americani,  in sostanza, avrebbero rivendicato l'indipendenza
         non  in  nome di ideali universali di libert, uguaglianza  e
         fratellanza,   ma   appellandosi  ai  principi   stessi   del
         costituzionalismo inglese.
     
Lo  studioso,  che  avvicina per la prima volta la  letteratura  sulla
nostra Rivoluzione, pu essere probabilmente deluso dal tono grigio  e
legalistico di ci che deve leggere. Anche se la Rivoluzione americana
si  verific  in un momento in cui in tutta l'Europa non mancavano  la
speculazione  filosofica  e  importanti  trattati,  essa  non  fu   n
particolarmente  ricca n particolarmente originale nel  suo  apparato
intellettuale. [...]
     I  due primi paragrafi della Dichiarazione d'Indipendenza si sono
ormai  logorati, ma pochi si curano di leggere i restanti  trenta.  La
gente  ha  affermato subito "la vita, la libert e  la  ricerca  della
felicit", dimenticando che era per due terzi un prestito e  solo  una
parte  del preambolo. Noi abbiamo ripetuto che "tutti gli uomini  sono
stati  creati  uguali", senza curarci di analizzarne il significato  e
senza renderci conto che, probabilmente, per nessuno degli uomini  che
l'affermavano significava ci che a noi piacerebbe. [...]
     
     p 464 .
     
     Il  tipico slogan della Rivoluzione - se davvero fu uno slogan  -
era:  "niente tassazione senza rappresentanza". Queste parole sono  un
po'  troppo  polisillabiche, un po' troppo legalistiche per infiammare
il  cuore del popolo. Ma se le confrontiamo con il principio "libert,
uguaglianza,  fratellanza" della Rivoluzione  francese  e  con  quello
"pace,  pane  e  terra" della Rivoluzione russa,  possiamo  avere  una
chiave,  per  interpretare lo spirito della Rivoluzione americana.  Io
sono  convinto  che  il  principale  oggetto  in  contestazione  nella
Rivoluzione  americana fosse la natura della costituzione  dell'Impero
inglese, cio qualcosa di squisitamente giuridico. [...]
     La   nostra  Dichiarazione  d'Indipendenza    essenzialmente  un
elenco  di  specifiche  pretese storiche.  Essa  non    diretta  alla
rigenerazione,  ma solo alle "opinioni" dell'umanit. E'  strettamente
legata  al  tempo  e al luogo; lo speciale attaccamento  ai  "fratelli
inglesi"    apertamente  ammesso; essa si occupa  dei  doveri  di  un
determinato re e di alcuni dei suoi sudditi.
     Anche  se prendessimo soltanto i due primi paragrafi o preambolo,
che   costituiscono  la  parte  pi  generale  del  documento,  e   li
considerassimo separatamente, ci accorgeremmo facilmente  che  suonano
come  una  riedizione  ridotta  della teoria  whig  della  Rivoluzione
inglese del 1688. [...]
     I  rimanenti  tre quarti - i tre quarti ignorati - del  documento
sono  tecnici  e  legalistici. Questo, naturalmente,   il  principale
motivo  per cui non si leggono. Perch si tratta di un atto di  accusa
contro  il Re, redatto nelle forme del costituzionalismo inglese.  "La
paziente sopportazione di queste Colonie"  il punto di partenza. Esso
tratta  di  diritti  e  di privilegi consacrati dalle  Carte  inglesi.
Riferisce accuratamente che le forme tradizionali e consuetudinarie di
protesta, come le "reiterate petizioni", erano gi state tentate.
     Pi  si rilegge la Dichiarazione nel contesto, pi essa si rivela
un  documento  di relazioni giuridiche con l'Impero piuttosto  che  un
esempio di elevata filosofia politica. Il desiderio di rimanere fedeli
ai  principi del costituzionalismo inglese, a qualunque costo,  spiega
perch,  come    stato spesso osservato, il documento  fosse  diretto
contro  il  Re,  nonostante  le lagnanze  fossero  rivolte  contro  il
Parlamento;  forse  anche  perch, a questo  punto,  non  c'  pi  un
esplicito  appello  ai  diritti degli Inglesi. La  maggior  parte  del
documento  una enumerazione degli errori, degli eccessi, dei reati di
Giorgio  terzo  in violazione della Costituzione e delle  leggi  della
Gran  Bretagna.  Tutte  queste  accuse  hanno  senso  soltanto  se  si
presuppone la struttura del costituzionalismo inglese. [...]
     Possiamo   imparare  molto  sul  contesto  del  nostro   pensiero
rivoluzionario,  esaminando il pensiero di Jefferson fino  al  periodo
della  Rivoluzione.  Non abbiamo bisogno di  forzare  il  testo  o  di
attribuire  al Jefferson un ruolo carismatico, per dire che  il  senso
del suo pensiero  particolarmente importante per i nostri scopi. Egli
  stato  generalmente  considerato il filosofo politico  guida  della
Rivoluzione. Tra l'altro egli era, naturalmente, il principale  autore
della   Dichiarazione  d'Indipendenza;  e  la  Dichiarazione    stata
considerata l'acme dell'astratto filosofare dei rivoluzionari.  Poich
si ritiene che egli fosse all'avanguardia del pensiero rivoluzionario,
prove di conservatorismo e di legalismo nel pensiero di Jefferson sono
particolarmente significative. [...]
     Gli  scritti di Jefferson del periodo rivoluzionario (letti senza
il posteriore preconcetto che pone le Rivoluzioni americana e francese
nella  stessa  era  della  storia  del  mondo)  non  provano  che   la
Rivoluzione  americana stimolasse a salire a livelli  pi  elevati  di
speculazione politico-sociale. Non troviamo alcuna tendenza del genere
in  ci  che  Jefferson e i suoi collaboratori leggevano o scrivevano.
[...]
     E'  un fatto importante e poco osservato che, per molti pensatori
americani  di  quel  tempo (incluso lo stesso Jefferson),  il  periodo
cosmopolita del loro pensiero non cominci se non molti anni  dopo  la
Rivoluzione.  Allora, come rappresentanti della nuova nazione,  alcuni
di  loro  sarebbero  entrati nel labirinto della  diplomazia  europea.
Molto  di ci che leggiamo delle loro esperienze all'estero, anche  in
quest'ultimo periodo, confermerebbe la nostra impressione
     
     p 465 .
     
     della  loro  ingenuit,  della loro estraneit  alla  sofisticata
Parigi   di   Talleyrand,   al  mondo  dei  philosophes   ["filosofi",
appellativo che si erano attribuiti gli illuministi francesi perch si
sentivano  portatori  di  un  moderno spirito  filosofico].  Nel  caso
particolare di Jefferson, il periodo cosmopolita del suo pensiero  non
cominci molto prima del suo primo viaggio in Francia nel 1784. [...]
     La  carriera  di  [Benjamin] Franklin,  che  era  almeno  di  due
generazioni pi vecchio di quei leaders rivoluzionari,  in  un  certo
senso un'eccezione; ma, anche nel suo caso, gran parte del fascino che
esercit  sui salotti di Parigi era dovuto alla sua felice  imitazione
del personaggio del pioniere. [...]
     Proprio  negli  anni  in  cui la Rivoluzione  stava  fermentando,
Jefferson  parlava  ogni  giorno  il  linguaggio  della  "common  law"
["diritto  comune", sistema giuridico britannico secondo il  quale  il
modo  in  cui i giudici affrontano i singoli casi  fonte di diritto].
Non  possiamo  non essere colpiti, non solo, come ho osservato,  dalla
scarsit negli scritti di Jefferson di quegli anni di tutto ci che si
potrebbe  definire un'originale ricerca di teoria politica,  ma  anche
dal  contesto  legalistico  del pensiero di  Jefferson.  Cominciamo  a
vedere  che  gli  Stati  Uniti nascevano in  un'atmosfera  di  dispute
giuridiche pi che filosofiche. A parte il materiale tecnico-giuridico
connesso  all'attivit professionale di Jefferson, anche  i  frammenti
politici sono di gusto pi giuridico che filosofico. [...]
     L'interesse filosofico di Jefferson per la politica allo  scoppio
della  Rivoluzione (in pratica, alla fine del suo trentatreesimo  anno
di  et)  era  l'entusiasmo  e l'attaccamento  di  un  uomo  di  legge
intelligente e progressista per i diritti tradizionali degli  Inglesi.
Certamente Jefferson non and pi lontano di alcuni dei suoi  colleghi
nel  suo  desiderio di riforme giuridiche - delle leggi  feudali,  del
fidecommesso, del diritto di successione, del diritto penale  e  della
religione di Stato -, eppure anche questi progetti, almeno allora, non
facevano  parte  di  una  teoria sociale  sistematica.  Essi  rimasero
semplicemente delle riforme, dei "perfezionamenti" della "common law".
